Chiude oggi a Roma l’ottava edizione di Più libri più liberi, la Fiera Nazionale della Piccola e Media Editoria, evento nato per garantire ai piccoli e medi editori italiani una vetrina d’eccezione.

Tra presentazioni e convegni è stato dipinto il mercato della lettura e del libro in Italia. Secondo i dati Istat sulla lettura, nel 2009 crescono i lettori e superano la soglia dei 25 milioni. Leggono dunque libri il 45,1% della popolazione contro il 44% di un anno fa. E lo fanno soprattutto le donne, giovani e laureate. Rimangono, anche se minori le distanze tra Nord e Sud, con il Trentino Alto Adige sempre al top, che quasi raddoppia la Sicilia.

Secondo l’indagine Nielsen BookScan, le vendite a partire da Giugno hanno registrato un incremento significativo. I canali trade chiudono il 2009 con un fatturato totale di 1, 27 miliardi di euro (erano poco più di 1000 l’anno precedente). Rispetto al 2008, catene (+5,9%) e Internet (+21,9%) sono i canali che crescono maggiormente mentre diminusice ancora la vendita nelle librerie tradizionali(-2,8%).

I piccoli editori sembrano invece avvantaggiati: crescono infatti in maniera significativa nelle vendite online (+34,7% sul 2008), molto nelle librerie di catena (+21,5), meno ma sempre con segno positivo nelle librerie tradizionali (+5%). E sono proprio i piccoli quelli che registrano una maggior crescita del numero di titoli movimentati: il +7,9% sul 2008, pari a 56.138 (da gennaio a fine novembre, erano 52.030 nello stesso periodo del 2008). E’ la fiction il genere che cresce di più (che passa dal 43,9% del 2008 al 48,3% del 2009, con un incremento di 10,4 milioni di euro) e il settore ragazzi (che passa dal 6,2% del 2008 al 6,7% del 2009 con un incremento di 1,4 milioni di euro).

Curioso notare come il genere vampiri abbia avuto un forte impatto: l’incremento dei piccoli senza i “vampiri” è infatti del 3,4% rispetto al 12,9% del dato che li include!


Qualche settimana fa Clay Shirky, in risposta a una lettera aperta della American Bookseller Association – ABA , ha pubblicato un interessante post.

Shirky evidenzia i problemi causati alle librerie dalla più economica e conveniente vendita online dei libri, sottolineando come i librai debbano trovare delle risorse alternative al fine di sopravvivere in questo nuovo mercato. In particolare, suggerisce una trasformazione del modello di business delle librerie maggiormente orientato alle sponsorizzazioni e donazioni: la libreria si trasformerebbe dunque da un esercizio commerciale a una struttura no-profit, simile a una biblioteca.

A Shirky risponde su BoingBoing Cory Doctorow. Concorda sul fatto che le librerie stiano vivendo un periodo di profondi cambiamenti, tuttavia ritiene che la soluzione risieda nella capacità dei librai di trasformare la propria attività, andando a coprire delle nicchie del mercato. Specializzazione dunque. Ma al passo con i tempi! Così Doctorow invece di puntare il dito contro il Print-on-Demand (POD), una delle novità di questi ultimi anni, suggerisce di sfruttare la possibilità di stampare su ordinazione per creare valore aggiunto in negozio. Cita così l’Harvard Book Store che, grazie a Paige, l’innovativa Espresso Book Machine garantisce ai propri clienti la stampa di un libro in pochi minuti.

A quanto pare Doctorow non è l’unico a credere nelle potenzialità del POD. Infatti, come riporta Gerald McLeod, l’editore canadese Quill & Quire ritiene che le librerie del futuro non avranno mensole affollate dai libri ma macchine in grado di stampare al momento per soddisfare le esigenze dei lettori.

L’Expresso Book Machine è uno strumento sicuramente affascinante. E garantire la capacità di servizio, intesa come capacità di rendere disponibile qualsiasi titolo della produzione al lettore, è sicuramente il sogno di ogni libraio assennato. Ma oggi non mi sembra la soluzione ottimale. Basti solo pensare ai costi! Sono però d’accordo con Doctorow: piccole o grandi che siano, le librerie debbono puntare sulla specializzazione garantendo un vasto assortimento nelle discipline trattate e un forte orientamento al cliente.


Dicembre tutto esaurito. Pochi ancora quelli disponibili per gennaio e a rischio anche gli apparecchi-demo a disposizione nei negozi. Nook, il gadget più trendy di queste vacanze, il lettore ebook della nota catena americana Barnes and Noble, va a ruba. Il Kindle si è trasformato nel prodotto di punta di Amazon.com e a una settimana dal lancio nei megastore Media World e Saturn gli ebook reader stanno vendendo al di sopra di ogni più rosea aspettativa!

Certo, i numeri parlano da soli. Nel terzo trimestre di questo anno, il fatturato mondiale degli ebook, con un incremento superiore al 300% rispetto allo stesso periodo del precendente anno, ha superato i 45 milioni di euro (dati International Digital Publishgin Forum). E così c’è chi parla di rivoluzione. Della rivoluzione di un intero settore, qeullo dell’editoria. E chi, come Antonio, è consapevole di assistere a un cambiamento definitivo e inesorabile.

Ma la carta stampata è destinata a scomparire? GLi ebook, gli e-reader sostituiranno i vecchi tascabili mandando in pensione i librai?

No, non credo. E mi trovo pienamente d’accordo con Roy Tennant che in un interessante post della scorsa settimana sostiene che sempre di più in futuro vivremo in un ambiente ibrido, in cui libri cartacei e digitali conviveranno arricchendo l’esperienza di lettura per i lettori. E così, tra pregi e difetti degli uni e degli altri, le versioni digitali potrebbero addirittura reglare un tocco magico ai tradizionali formati cartacei, supportandone le vendite.


Non avrei potuto resistere. Chi mi conosce lo sa. Così, appena sbarcato in Italia, l’ho comprato. Da allora mi accompagna nel continuo girovagare e ci gioco con discreta soddisfazione.

Il mio Kindle è un gadget affascinante. E’ piccolo. Sottile. Ed è leggero. Il giocattolino consente di scaricare in pochi secondi e senza costi di connessione i libri del catalogo Amazon e i prezzi sono buoni, inferiori ovviamente alla versione cartacea. Comodo per chi, come me, legge abitualmente testi in lingua orginale, senza attendere le versioni italiane. Si legge benissimo: ti ci trovi bene da subito, con qualunque luce.

Ma. Ma non è un telefono. Non ci leggo le mail. Non accedo al google reader.
Ed è così che mi trovo spesso a passare dall’iPhone al Kindle, dalle varie fonti di notizia ai testi. Attendo dunque con impazienza l’applicazione per iPhone, al momento non disponibile in Italia.

Ancora una volta mi trovo a pensare al sempre più variegato utilizzo degli smartphones e al loro enorme potenziale nell’aggregare contenuti e renderli disponibili comodamente, rapidamente e ovunque.


Lionel Barber, direttore del Financial Times, prevede che entro il prossimo anno i contenuti online verranno distribuiti a pagamento richiedendo l’informazione di qualità ingenti investimenti.

Prima di lui, già a Maggio, il magnate dell’informazione Murdoch aveva dichiarato di voler mettere a pagamento i contenuti distribuiti dalla News Corp.

Il NYT, contemporaneamente all’annuncio della vendita della storica stazione Wqxr, rende nota la sua intenzione di voler tornare a far pagare le proprie notizie.

E poco tempo fa centinaia di gruppi editoriali (per l’Italia l’Espresso e RCS) hanno siglato la Dichiarazione d’Amburgo che aspira a un miglioramento urgente delle misure di protezione della proprietà intellettuale su Internet.

Il dito è erroneamente puntato addosso ai blogger, ai motori di ricerca e più in generale agli aggregatori che diffondono contenuti spesso vanificando gli sforzi degli stessi editori che continuano a perdere lettori quando la vera causa della crisi è un modello di business– la pubblicità come siamo stati abituati a intenderla sino ad oggi – che non può più garantire la sopravvivenza del settore.

Gli editori devono ancora capire come trasformare in guadagno l’interesse dei lettori. E questi saranno disposti a pagare solo parte dei contenuti. Ma la Rete da minaccia deve trasformarsi in opportunità: revenues potrebbero per esempio generare da servizi che non sono strettamente legati al prodotto informazione ma che attraverso il canale editoriale vengono offerti a costi convenienti per gli utenti.


“I lettori che hanno acquistato un Kindle acquistano libri (cartacei) 2,6 volte in più rispetto a quando non lo avevano”

Madeline McIntosh – Director of Digital Content Acquisition ad Amazon EU